Siamo davvero felici di condividere un racconto molto bello sulla genesi e creazione di quello che oggi è il nostro Comitato di Croce di Rossa di Sesto San Giovanni.

Un racconto che ci ha regalato uno degli storici soci e volontari di Sesto nonché uno dei fondatori, Alberto Angelo Bruno.

Un racconto pieno di ricordi, di sogni, che ci mostra come il Comitato ed i suoi soci, è stato, per certi versi, un pioniere su molti fronti e di cui oggi raccogliamo una bella eredità.

Buona lettura.

 

 

 

L’idea nacque attorno al 1985, dopo un’esercitazione intercomunale che ebbe luogo a Sesto, e che si svolse nell’area circense di via Marx.

All’epoca lavoravo nel Corpo della Polizia Locale di Sesto e abitavo in città dal 1981. Nello stesso anno, il 1981 appunto, in seguito all’esperienza del sisma in Irpinia del 1980, ero entrato in CRI a Bresso.

Nel 1982, invece, venivo assunto in Comune nella Polizia Locale.

A quell’esercitazione del 1985 furono invitate le sedi CRI di Bresso e Cinisello Balsamo e lavorammo insieme alla PA SOS. Venni a sapere allora che negli anni 50/60 la CRI aveva un presidio di ambulanza in convenzione con il Comune di Sesto san Giovanni, presidio che fu chiuso dopo un po’ di tempo e che lasciò un vuoto riempito per tutti gli anni settanta dalla SOS.

Più conoscevo Sesto e i sestesi da cittadino e da operatore della sicurezza, più mi rendevo conto che la presenza della SOS, pur caratterizzata da grande professionalità e capacità, era limitata al campo d’azione del servizio di PS (pronto soccorso, ndr), mentre i loro corsi di primo soccorso per la popolazione erano in realtà solo un sistema di arruolamento associativo;  nello stesso tempo, scoprivo da milanese “duomo centrico” la “sestesità ovvero la storia e l’orgoglio dei sestesi, a loro volta “sesto-centrici” rispetto alle confinanti Milano e Monza.

 

 

Nella prima metà degli anni ottanta, peraltro, in Croce Rossa si stava sviluppando, sia a livello provinciale, sia a livello regionale, il settore della protezione civile, in qualità di onda lunga del post Irpinia.

Nel corso della missione per il sisma del Parco Nazionale d’Abruzzo del 1984, a Villetta Barrea, ero venuto a conoscenza dell’attività del Gruppo CRI di Brescia, che rappresentava all’epoca una sorta di “laboratorio”: infatti al loro interno non vi era distinzione tra Pionieri e Volontari del Soccorso e in città essi non svolgevano servizio di PS, bensì tutte le attività che sono patrimonio del Movimento della Croce Rossa. Mi riferisco alle azioni svolte nell’ambito dell’educazione alla salute e alla solidarietà; in quello della protezione umanitaria e delle missioni internazionali, e in quello del soccorso di massa e della protezione civile, nonché in quello delle attività sociali rivolte alle fasce più vulnerabili della popolazione. Insomma tutto ciò che faceva la differenza tra essere Croce Rossa o una delle centinaia di associazioni di volontariato locali.  Questo rappresentò per me uno spunto di grande interesse.

Contestualmente mi confrontavo infatti con tanti concittadini che mi chiedevano della mia attività di volontario in CRI: in molti mi dicevano che in effetti a Sesto ci sarebbe stato uno spazio ampio di utilità sociale per un’associazione di respiro internazionale, che non fosse un “doppione” di quanto esistesse già, ma che andasse a coprire un segmento non ancora conosciuto.

In più avevamo avuto un segnale: sempre più cittadini sestesi partecipavano ai corsi di Primo Soccorso svolti per la popolazione (e non finalizzati all’arruolamento) recandosi a Bresso e a Cinisello.

Così ebbe origine l’idea, che doveva però essere confrontata con la realtà del momento perché potesse trasformarsi in un progetto concreto. 

Inizialmente i Presidenti CRI di Bresso e Cinisello, guardavano a questo progetto nutrendo molti dubbi, perché si faticava all’epoca ad immaginare una sede CRI che non svolgesse il servizio di ambulanza e nello stesso tempo temevano di aprire un contenzioso con i volontari SOS, che avrebbero potuto leggere l’apertura di una sede della Croce Rossa a Sesto come un’invasione di campo.

Ma la mia idea non prevedeva una concorrenza con SOS e con nessun’altra Associazione sestese perché proponevo qualche cosa che in quella fase della vita della CRI non esisteva nel milanese e soprattutto a Sesto San Giovanni, essendo tutte le sedi CRI concentrate prevalentemente sul soccorso sanitario con ambulanza, o al massimo sulla gestione delle guardie mediche. Non si deve dimenticare che in quel tempo non esisteva una centrale di coordinamento unico come è oggi il sistema di AERU-112. Per la verità a Milano città, il Comune aveva già dagli anni sessanta introdotto una gestione diretta del soccorso sanitario attraverso la Centrale operativa della Polizia Locale, che rispondeva al numero 7733.

L’idea per Sesto era quella di creare una “unità leggera” basata sullo svolgimento delle attività formative, informative e umanitarie, che non richiedesse una grande infrastruttura e conseguenti gravosi impegni economici di avviamento e funzionamento.  La capacità di autosostenersi economicamente si sarebbe basata sulle le attività di sviluppo e sul sostegno della popolazione.

Convinto il Presidente di Bresso, con l’avvallo dei Sottocomitati CRI della zona (Cinisello e Cusano) e la perplessità di Milano che all’epoca puntava a sviluppare presidi di ambulanze, si decise di iniziare una serie di attività di formazione sanitaria e di cultura di protezione civile in Sesto, sia tra la popolazione che nelle scuole.

Verso la fine del 1986 fui nominato dal Consiglio del Sottocomitato di Bresso, “Fiduciario dei Soci CRI per Sesto San Giovanni”; con tale veste si poteva operare in Sesto ufficialmente e con il supporto dei volontari Bressesi, in particolar modo dei Monitori, iniziammo ad organizzare corsi di Primo Soccorso per la popolazione in collaborazione con i sei Consigli di Quartiere e Corsi di igiene e cultura della solidarietà per gli alunni delle Scuole Elementari sestesi; parallelamente offrimmo ai Servizi Sociali del Comune la possibilità di accedere ai “viveri CEE” (oggi UE) per i sestesi indigenti. Ovviamente i corsi venivano pubblicizzati con campagne di manifesti affissi in tutta la Città e comunicati alla florida (all’epoca) stampa locale.

Alcuni dei cittadini e degli insegnanti incontrati nel corso delle attività iniziarono a conoscere meglio la CRI e si associarono come sostenitori non volontari e in breve si arrivò ad avere un primo nucleo di un centinaio di Soci temporanei. Questa forma leggera di attività si protrasse per tutta la prima metà del 1987.

Nell’estate del 1987 vi fu l’emergenza Valtellina, in seguito alle alluvioni e le frane di luglio. Al rientro la famiglia Pelucchi, proprietaria della “Libreria Sestese”, in quel periodo fulcro delle attività culturali della Città, mi propose di organizzare una serata pubblica per raccontare cosa era successo in Valtellina.

Organizzammo una mostra fotografica e poi una serata con alcuni Sindaci della Valtellina, diversi e dirigenti dei Volontari CRI della Valle: fu un successo che richiamò sia gli amministratori sestesi che soprattutto un vasto pubblico. In quella occasione ci fu la svolta.

I soci “temporanei” passarono a velocemente a quota 300 e soprattutto non pochi sestesi vollero diventare soci permanenti, ovvero volontari in CRI.

In Sottocomitato a Bresso si decise ad avviare la pratica con il Comitato Centrale per l’istituzione formale della Delegazione Comunale CRI di Sesto San Giovanni, dipendente amministrativamente dal Sottocomitato di Bresso.

Con un nucleo di una quindicina tra volontari del soccorso e pionieri sestesi e il supporto di 300 cittadini soci, che andavano via via aumentando avevamo le basi per partire.

Il progetto prevedeva la costituzione di tre nuclei ordinari:

  • Educazione sanitaria adulti e CRIG;
  • Socio assistenziale;
  • Propaganda, Soci e Finanziamento

e di un nucleo trasversale:

  • emergenze di Protezione civile e umanitaria

 composti trasversalmente da Pionieri e Volontari del Soccorso, coordinati da responsabili di settore, mentre i vertici delle due componenti si sarebbero occupati del reclutamento, formazione e gestione generale.

Come si vede, nel 1987 avevamo già abbozzato l’organizzazione della Croce Rossa Italiana del 2010 che superava la distinzione e il frazionamento delle Componenti, anche stabilendo una principio di arruolamento che prevedeva che fino ad una certa età tutti fossero inquadrati nei pionieri ovvero nei giovani, e oltre l’età definita (se non ricordo male i 21 anni)  come VdS (Volontari del Soccorso, ndr).

Inoltre fissavamo una novità, almeno in Provincia di Milano, ma anche in quasi tutta Italia, ovvero che il Servizio di Ambulanza non era il centro dell’universo CRI, ma una delle attività, nemmeno principale, in una città dove quel servizio era già ben erogato da altri.

Altro aspetto che dovemmo affrontare era quello di trovare una sede qualora ci avessero riconosciuto come Delegazione e questo non era un problema secondario.

Per la formazione, utilizzavamo come spazio la Libreria Sestese ma per il resto come fare?

 Con questo dubbio arrivammo al febbraio 1988.

Il Comitato Centrale emise l’Ordinanza di costituzione della Delegazione alle dipendenze di Bresso, nominandomi Delegato Comunale; gli Ispettorati regionali dei Pionieri e dei VdS istituirono formalmente i due gruppi e questo ci concesse di reperire una prima provvisoria sede.

Il Circolo “Nuova Torretta”, in via St. Denis, ci concesse il salone ad uso esclusivo due sere alla settimana, e in esso potemmo porre un armadio con il materiale amministrativo e formativo.

Utilizzando il “grimaldello” degli aiuti alimentari CEE per gli indigenti, che onestamente non sapevamo dove depositare per le operazioni di distribuzione semestrale, riuscimmo a farci assegnare dal Comune una stanza del complesso di prefabbricati ad ex uso scolastico di via Tonale, angolo Italia.

Lì inizio il vero sviluppo. Da un’aula, formalmente ricevuta, presto ne utilizzammo ben quattro. Tutti lavori interni di ripristino furono realizzati dalla nostra squadra logistica. Gli arredi ci venivano donati e i soci aumentavano. Il Parco ci permetteva di organizzare momenti addestrativi interni per i volontari, ma anche feste con gli alunni delle iniziative CRIG. Per il finanziamento facevamo ampie e ripetute campagne soci e collette agli incroci e alle fiere. Per l’autoparco ci affidammo alla generosità degli altri Comitati CRI: Bresso ci lasciò in “dote” un Fiat Fiorino; Stradella una Fiat Punto; Lodi un’ambulanza WV e Muggiò un’ambulanza Fiat 238 a tetto alto.

Da lì a soli cinque anni dalla sua istituzione, nel 2003, il Comitato Centrale riconobbe la nostra capacità operativa e ci conferì l’Autonomia Amministrativa, facendoci diventare in questo modo un vero e proprio Sottocomitato. Anche in questo caso fu un primato per l’epoca: solo cinque anni di vita come Delegazione per essere promossi: e io divenni il Presidente più giovane di Lombardia.

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