CRISI ALIMENTARE GLOBALE: LA RISPOSTA DELLA CROCE ROSSA
di Maria Massironi
La nutrizione rappresenta uno degli elementi fondamentali per la salute, il benessere e lo sviluppo umano. Per nutrizione si intende il processo attraverso il quale l’organismo assume, assorbe e utilizza i nutrienti provenienti dagli alimenti per garantire la crescita, la produzione di energia, il mantenimento delle funzioni vitali e il corretto funzionamento del sistema immunitario. Una buona nutrizione non significa semplicemente mangiare a sufficienza, ma seguire un’alimentazione equilibrata e diversificata, capace di fornire tutti i nutrienti necessari, tra cui carboidrati, proteine, grassi, vitamine e minerali. Una corretta alimentazione è importante perché contribuisce a ridurre il rischio di numerose malattie, rafforza il sistema immunitario e favorisce la salute materna e infantile. In particolare, durante la gravidanza e nei primi anni di vita, un adeguato apporto nutrizionale è essenziale per lo sviluppo fisico e cognitivo del bambino. La malnutrizione in questa fase può provocare conseguenze a lungo termine, tra cui ritardi nella crescita, difficoltà di apprendimento e una maggiore vulnerabilità alle infezioni. La malnutrizione, infatti, può compromettere le difese immunitarie, rendendo l’organismo più vulnerabile alle malattie, che a loro volta possono peggiorare lo stato nutrizionale. Si crea quindi un circolo vizioso particolarmente pericoloso per i bambini sotto i cinque anni. La malnutrizione non riguarda esclusivamente la mancanza di cibo, ma comprende diverse condizioni, tra cui la sottonutrizione, le carenze di micronutrienti e il sovrappeso.
La sottonutrizione si verifica quando l’organismo non riceve una quantità sufficiente di energia e nutrienti, mentre le carenze di micronutrienti riguardano soprattutto vitamine e minerali essenziali, come ferro, iodio, vitamine e zinco. La carenza di ferro, per esempio, può provocare anemia, stanchezza e difficoltà di concentrazione, mentre la carenza di vitamine come la vitamina A può compromettere la vista e le difese immunitarie. Allo stesso tempo, una dieta caratterizzata da un consumo eccessivo di alimenti ad alta densità energetica e poveri di nutrienti può favorire obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Questo dimostra che la nutrizione costituisce un problema globale che riguarda sia i Paesi a basso reddito sia quelli economicamente più sviluppati. Il tema della nutrizione è strettamente collegato agli Sustainable Development Goals (SDGs), ovvero gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile introdotti dalle Nazioni Unite nel 2015 attraverso l’Agenda 2030. Si tratta di 17 obiettivi globali che mirano a ridurre la povertà, contrastare le disuguaglianze, proteggere l’ambiente e promuovere condizioni di vita dignitose per tutte le persone entro il 2030. Gli SDGs riconoscono che lo sviluppo sostenibile non dipende soltanto dalla crescita economica, ma anche dalla salute, dall’istruzione, dalla sicurezza alimentare, dall’uguaglianza e dalla capacità delle comunità di affrontare crisi e cambiamenti. In particolare, il Sustainable Development Goal 2 (SDG 2), conosciuto come Zero Hunger o Fame Zero, rappresenta l’obiettivo direttamente collegato alla nutrizione. Il suo scopo è eliminare la fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile entro il 2030. Questo obiettivo non riguarda soltanto l’aumento della disponibilità di alimenti, ma anche la possibilità per tutte le persone di accedere in modo regolare a cibo sicuro, nutriente e sufficiente. L’SDG 2 pone inoltre particolare attenzione alla prevenzione della malnutrizione nei bambini, nelle donne in gravidanza e in allattamento, negli anziani e nelle persone che vivono in condizioni di vulnerabilità. Un altro aspetto fondamentale è il sostegno ai piccoli produttori agricoli, che svolgono un ruolo importante nella produzione alimentare locale ma spesso non dispongono delle risorse necessarie per affrontare siccità, inondazioni, aumenti dei prezzi e altri shock economici o climatici.
Tuttavia, la nutrizione non riguarda esclusivamente l’SDG 2, ma contribuisce al raggiungimento di numerosi altri obiettivi. L’SDG 1, No Poverty o zero povertà, è strettamente collegato alla sicurezza alimentare perché la povertà rappresenta una delle principali cause della fame. Le famiglie con risorse economiche limitate spesso non possono permettersi un’alimentazione varia e nutriente e sono costrette a scegliere gli alimenti meno costosi, anche quando non garantiscono un apporto nutrizionale adeguato. Allo stesso tempo, la malnutrizione può ridurre la capacità delle persone di lavorare e generare reddito, contribuendo al mantenimento delle condizioni di povertà. Esiste quindi una relazione reciproca tra povertà e insicurezza alimentare.
L’SDG 3, Good Health and Well-Being, riguarda la promozione della salute e del benessere per tutte le fasce d’età. Una buona nutrizione contribuisce alla prevenzione delle malattie, alla riduzione della mortalità infantile e al miglioramento della salute materna. Inoltre, prevenire la malnutrizione permette di diminuire alcune complicazioni sanitarie e di ridurre la pressione sui sistemi sanitari, soprattutto nei Paesi in cui l’accesso alle cure mediche è già limitato.
Anche l’SDG 4, Quality Education, presenta un collegamento diretto con la nutrizione. I bambini che ricevono un’alimentazione adeguata hanno maggiori possibilità di sviluppare le capacità cognitive necessarie per apprendere, concentrarsi e partecipare alle attività scolastiche. Al contrario, fame e malnutrizione possono causare stanchezza, difficoltà di attenzione e assenze frequenti da scuola. I programmi di alimentazione scolastica, per esempio, rappresentano un intervento importante perché possono migliorare l’accesso al cibo e, contemporaneamente, favorire la frequenza e la partecipazione scolastica.
L’SDG 5, Gender Equality, evidenzia l’importanza della parità di genere anche nell’accesso al cibo e ai servizi sanitari. In alcune comunità, le donne e le ragazze possono incontrare maggiori difficoltà nell’accesso alle risorse economiche, alla terra, all’istruzione e a un’alimentazione adeguata. Migliorare la nutrizione delle donne, soprattutto durante la gravidanza e l’allattamento, è fondamentale non soltanto per la loro salute, ma anche per quella dei neonati e dei bambini. Promuovere l’autonomia economica delle donne e il loro coinvolgimento nelle decisioni familiari può inoltre migliorare la sicurezza alimentare dell’intero nucleo familiare.
Un ulteriore collegamento riguarda l’SDG 6, Clean Water and Sanitation, che mira a garantire l’accesso all’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari adeguati. La disponibilità di acqua sicura è essenziale per preparare e conservare gli alimenti in condizioni igieniche corrette e prevenire malattie come la diarrea e altre infezioni gastrointestinali. Queste malattie possono compromettere l’assorbimento dei nutrienti e aumentare il rischio di malnutrizione, soprattutto nei bambini. Per questo motivo, gli interventi nutrizionali risultano più efficaci quando sono accompagnati da attività di promozione dell’igiene, miglioramento delle condizioni sanitarie e accesso all’acqua potabile. Nonostante gli impegni internazionali, la fame continua a rappresentare una delle principali sfide globali.
Secondo il rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World (SOFI) 2026, pubblicato dalle Nazioni Unite nel luglio 2026, nel 2025 circa 645 milioni di persone soffrivano la fame, pari al 7,8% della popolazione mondiale. Si tratta di un miglioramento rispetto agli anni precedenti, ma i progressi rimangono disomogenei tra le diverse regioni del mondo. Inoltre, circa 2,1 miliardi di persone vivevano in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave, cioè non avevano un accesso stabile e adeguato a cibo sufficiente e nutriente. Questi dati dimostrano che la fame e l’insicurezza alimentare non sono esattamente la stessa cosa.
La fame cronica viene generalmente misurata attraverso la prevalenza della sottonutrizione, un indicatore che stima la percentuale di popolazione il cui consumo abituale di energia alimentare è insufficiente a soddisfare il fabbisogno minimo. L’insicurezza alimentare, invece, è un concetto più ampio che riguarda la difficoltà o l’incertezza nell’accesso a un’alimentazione adeguata. Una persona può vivere in condizioni di insicurezza alimentare senza essere necessariamente cronicamente sottonutrita, per esempio quando deve ridurre la qualità o la varietà degli alimenti consumati oppure saltare alcuni pasti per ragioni economiche. Le prospettive future rimangono preoccupanti. Secondo le proiezioni del rapporto SOFI 2026, circa 520 milioni di persone potrebbero ancora soffrire la fame nel 2030, dimostrando quanto il raggiungimento dell’obiettivo Fame Zero rimanga difficile.
La situazione è particolarmente critica in Africa, dove nel 2025 circa 309 milioni di persone risultavano sottonutrite, pari a circa un quinto della popolazione del continente. Questi numeri evidenziano che, senza interventi strutturali e investimenti duraturi, milioni di persone continueranno a vivere in condizioni di vulnerabilità nutrizionale. Le cause dell’insicurezza alimentare sono molteplici e spesso strettamente collegate tra loro. Tra i principali fattori troviamo guerre e conflitti armati, povertà, cambiamenti climatici, crisi economiche, aumento dei prezzi alimentari, sfollamenti forzati e mancanza di infrastrutture adeguate. I conflitti rappresentano uno dei fattori più gravi perché possono distruggere terreni agricoli, mercati, sistemi di irrigazione, strade e strutture sanitarie, rendendo difficile sia la produzione sia la distribuzione degli alimenti. Inoltre, le famiglie costrette ad abbandonare le proprie abitazioni perdono frequentemente il lavoro, i raccolti, il bestiame e altre risorse fondamentali per il proprio sostentamento. I cambiamenti climatici aggravano ulteriormente queste condizioni. Eventi estremi come siccità prolungate, inondazioni e cicloni possono compromettere la produzione agricola, ridurre la disponibilità di acqua e provocare la perdita del bestiame. Le famiglie che dipendono direttamente dall’agricoltura e dall’allevamento risultano particolarmente vulnerabili.
Anche le crisi economiche e l’aumento dei prezzi alimentari incidono in modo significativo: quando il costo dei beni essenziali aumenta, le famiglie più povere possono essere costrette a ridurre il numero dei pasti, diminuire le porzioni o rinunciare ad alimenti nutrienti come carne, pesce, uova, latte, frutta e verdura. Per analizzare e classificare la gravità delle crisi alimentari viene utilizzato l’IPC, Integrated Food Security Phase Classification, ovvero la Classificazione Integrata delle Fasi della Sicurezza Alimentare. Si tratta di un sistema internazionale che permette di valutare la gravità dell’insicurezza alimentare in un determinato territorio e in uno specifico periodo. Il suo obiettivo principale è fornire informazioni affidabili e comparabili che possano aiutare governi, organizzazioni umanitarie e altri attori a comprendere l’entità delle crisi, identificare le popolazioni più vulnerabili e pianificare interventi adeguati. L’IPC prende in considerazione diversi indicatori, tra cui il consumo alimentare delle famiglie, la capacità di accedere al cibo, le strategie utilizzate per affrontare le difficoltà economiche, lo stato nutrizionale della popolazione e, nelle situazioni più gravi, i tassi di mortalità. Il sistema permette non soltanto di descrivere la situazione presente, ma anche di elaborare proiezioni sull’evoluzione dell’insicurezza alimentare nei mesi successivi. Questo aspetto è particolarmente importante perché consente alle organizzazioni umanitarie di intervenire prima che una situazione di crisi si trasformi in una vera e propria emergenza. L’IPC per l’insicurezza alimentare acuta è strutturato in cinque fasi.
La prima fase, Minimal/None, indica una situazione di insicurezza alimentare minima o assente, nella quale le famiglie riescono generalmente a soddisfare i bisogni alimentari e non alimentari essenziali senza ricorrere a strategie di sopravvivenza eccezionali.
La seconda fase, Stressed, riguarda le famiglie che riescono ancora a soddisfare il fabbisogno alimentare minimo, ma incontrano difficoltà nel sostenere altre spese essenziali, come istruzione, sanità e beni di prima necessità. In questa fase possono iniziare a utilizzare i risparmi o ridurre altre spese per acquistare il cibo.
La terza fase, Crisis, rappresenta una situazione più grave, in cui le famiglie non riescono a soddisfare adeguatamente i bisogni alimentari oppure riescono a farlo soltanto attraverso strategie che compromettono il loro sostentamento futuro. Per esempio, possono essere costrette a vendere strumenti agricoli, bestiame o altri beni essenziali, riducendo ulteriormente la propria capacità di produrre reddito e alimenti. A questo livello possono già comparire tassi elevati di malnutrizione acuta e diventa necessario un intervento umanitario urgente.
La quarta fase, Emergency, indica una condizione di emergenza caratterizzata da gravi carenze alimentari, livelli molto elevati di malnutrizione acuta e un aumento del rischio di mortalità. In queste situazioni, le famiglie possono aver esaurito quasi completamente le proprie risorse e dipendere dagli aiuti esterni per sopravvivere. L’assistenza umanitaria deve quindi concentrarsi sulla protezione immediata della vita, sul trattamento della malnutrizione e sulla prevenzione di un ulteriore peggioramento della crisi. La quinta fase, Catastrophe/Famine, rappresenta il livello massimo di gravità. Le famiglie classificate nella fase Catastrophe affrontano una privazione alimentare estrema, con un rischio elevatissimo di malnutrizione e morte.
È importante distinguere tra Catastrophe, che descrive la condizione delle singole famiglie, e Famine, ovvero carestia, che riguarda la classificazione di un’intera area geografica. La carestia viene identificata attraverso specifici criteri relativi alla privazione alimentare, alla malnutrizione acuta e alla mortalità. Si tratta quindi di una condizione estrema che richiede interventi immediati e coordinati. Il sistema IPC è particolarmente utile perché permette di stabilire la gravità dell’emergenza e orientare le risorse disponibili verso le popolazioni che ne hanno maggiore bisogno. Per esempio, in un’area classificata nella fase 3 può essere necessario rafforzare la distribuzione alimentare e il sostegno economico, mentre nelle fasi 4 e 5 diventano prioritari interventi salvavita, servizi sanitari di emergenza, trattamenti nutrizionali specializzati e assistenza umanitaria su larga scala. L’IPC utilizza inoltre una classificazione specifica per la malnutrizione acuta, che permette di valutare il rischio nutrizionale attraverso indicatori differenti da quelli impiegati per l’insicurezza alimentare.
Tra i Paesi maggiormente colpiti dalla fame troviamo il Sudan, il Sud Sudan, lo Yemen, la Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria e l’Afghanistan. Si tratta di contesti caratterizzati da situazioni differenti, ma accomunati da condizioni di vulnerabilità che compromettono l’accesso regolare a un’alimentazione sicura, sufficiente e nutriente. Anche altri territori, come la Striscia di Gaza, la Somalia e Haiti, affrontano situazioni di insicurezza alimentare particolarmente gravi. Questo elenco non rappresenta una classifica esaustiva, poiché la gravità delle crisi può essere valutata considerando il numero di persone coinvolte, la percentuale della popolazione colpita e i livelli di emergenza alimentare identificati attraverso l’IPC. In Sudan, per esempio, il conflitto armato iniziato nel 2023 ha provocato una crisi umanitaria di enormi proporzioni. Milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, perdendo l’accesso ai terreni agricoli, al lavoro e ai mercati locali. La distruzione delle infrastrutture e le difficoltà nel trasporto degli aiuti umanitari hanno aggravato ulteriormente la situazione, contribuendo alla comparsa di condizioni di carestia in alcune aree del Paese. Nel Sud Sudan, invece, l’insicurezza alimentare è aggravata dalla combinazione di conflitti, inondazioni ricorrenti, povertà e difficoltà di accesso ai servizi essenziali. Molte famiglie dipendono dall’agricoltura e dall’allevamento per il proprio sostentamento e sono quindi particolarmente esposte agli eventi climatici estremi. Anche nello Yemen, dopo anni di conflitto e instabilità economica, una parte significativa della popolazione incontra gravi difficoltà nell’acquisto di alimenti, nell’accesso all’acqua potabile e nella disponibilità di cure sanitarie. Nella Repubblica Democratica del Congo, soprattutto nelle regioni orientali, le violenze e gli sfollamenti continui impediscono a molte comunità di coltivare i propri terreni e mantenere le attività economiche. In Nigeria, in particolare nelle regioni settentrionali, i problemi legati all’insicurezza, alla povertà e agli eventi climatici estremi limitano la produzione e la distribuzione alimentare. In Afghanistan, infine, le difficoltà economiche, la disoccupazione e gli shock climatici contribuiscono a rendere molte famiglie dipendenti dagli aiuti umanitari.
In questo contesto, la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC) e la Croce Rossa svolgono un ruolo importante nella prevenzione e nella risposta alle crisi alimentari e nutrizionali. Attraverso il sostegno alle Società Nazionali, la Federazione interviene per proteggere le popolazioni più vulnerabili, garantire l’accesso al cibo e rafforzare la capacità delle comunità di affrontare situazioni di emergenza. Una delle principali attività riguarda la distribuzione di alimenti e l’assistenza economica alle famiglie in difficoltà. In situazioni di emergenza, le Società Nazionali possono fornire prodotti alimentari essenziali, trasferimenti monetari e voucher che permettono alle famiglie di acquistare cibo nei mercati locali. Questi interventi sono particolarmente importanti quando una crisi ha compromesso le fonti di reddito o ha determinato un aumento dei prezzi dei beni essenziali. L’utilizzo di trasferimenti monetari, quando i mercati continuano a funzionare, permette inoltre alle persone di scegliere gli alimenti più adatti alle proprie esigenze, contribuendo a preservarne l’autonomia e la dignità. Un altro settore fondamentale è la prevenzione e l’identificazione precoce della malnutrizione, soprattutto nei bambini sotto i cinque anni. Attraverso volontari formati e operatori sanitari, le Società Nazionali possono effettuare controlli nutrizionali nelle comunità e individuare tempestivamente i bambini che presentano segnali di malnutrizione acuta. Uno degli strumenti utilizzati è il MUAC (Mid-Upper Arm Circumference), una misurazione della circonferenza della parte superiore del braccio che permette di identificare rapidamente possibili condizioni di rischio nutrizionale nei bambini tra i sei e i cinquantanove mesi. Quando viene individuato un bambino con sospetta malnutrizione, i volontari possono indirizzarlo verso un centro sanitario o nutrizionale per ricevere una valutazione approfondita e un trattamento adeguato. Questo sistema di identificazione precoce è essenziale perché permette di intervenire prima che la condizione nutrizionale peggiori, riducendo il rischio di complicazioni gravi e mortalità. Il trattamento della malnutrizione viene effettuato dai servizi sanitari competenti, mentre i volontari della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa possono contribuire all’individuazione dei casi, all’orientamento delle famiglie e al monitoraggio della situazione nelle comunità.
L’educazione alimentare costituisce un’altra componente importante dei programmi nutrizionali. Attraverso incontri comunitari, attività di sensibilizzazione e visite domiciliari, i volontari promuovono l’importanza di una dieta equilibrata e diversificata e insegnano alle famiglie come utilizzare al meglio gli alimenti disponibili localmente. Le attività comprendono anche informazioni sulle modalità corrette di preparazione e conservazione del cibo, sull’igiene alimentare e sull’importanza di vitamine e minerali per la crescita e la salute. Particolare attenzione viene dedicata alla promozione dell’allattamento al seno e della corretta alimentazione dei neonati e dei bambini piccoli.
L’allattamento esclusivo al seno durante i primi sei mesi di vita, quando possibile, rappresenta una delle pratiche più importanti per sostenere la salute e lo sviluppo infantile. A partire dai sei mesi è necessario introdurre gradualmente alimenti complementari adeguati e nutrienti, continuando l’allattamento fino ai due anni o oltre. La diffusione di queste conoscenze permette alle famiglie di adottare pratiche alimentari più sicure e di prevenire alcune forme di malnutrizione. Il sostegno alle donne e ai bambini rappresenta una priorità, poiché questi gruppi sono particolarmente vulnerabili durante le crisi alimentari. Le donne in gravidanza e in allattamento hanno esigenze nutrizionali specifiche, mentre i bambini sotto i cinque anni necessitano di un’alimentazione adeguata per sostenere la crescita e lo sviluppo fisico e cognitivo.
La Federazione, attraverso le Società Nazionali, promuove quindi attività di sensibilizzazione, consulenza nutrizionale e orientamento verso i servizi sanitari, incoraggiando il coinvolgimento delle madri e delle comunità nella prevenzione della malnutrizione. Un esempio di questo approccio è rappresentato dai gruppi comunitari di madri, spesso chiamati Mothers’ Clubs, attraverso i quali le donne possono condividere esperienze e ricevere informazioni sulla nutrizione, sull’allattamento e sulla salute infantile. Iniziative di questo tipo contribuiscono a rafforzare le conoscenze delle famiglie e a migliorare la capacità delle comunità di riconoscere precocemente i problemi nutrizionali. Un ulteriore elemento fondamentale riguarda l’accesso all’acqua pulita e il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie. La malnutrizione, infatti, non dipende esclusivamente dalla quantità e dalla qualità degli alimenti consumati, ma può essere aggravata dalla diffusione di infezioni e malattie gastrointestinali. La diarrea, per esempio, può compromettere l’assorbimento dei nutrienti e contribuire alla perdita di liquidi e sostanze essenziali, peggiorando ulteriormente lo stato nutrizionale dei bambini.
Per questo motivo, la Federazione integra frequentemente gli interventi nutrizionali con programmi WASH (Water, Sanitation and Hygiene), che comprendono la promozione dell’igiene personale, l’accesso all’acqua potabile, il miglioramento dei servizi igienico-sanitari e la sensibilizzazione sulle corrette pratiche di conservazione degli alimenti. Questi interventi contribuiscono a prevenire le infezioni e a creare condizioni più favorevoli al mantenimento di una buona salute nutrizionale. Oltre all’assistenza immediata, l’IFRC lavora anche per rafforzare la sicurezza alimentare nel lungo periodo attraverso il sostegno all’agricoltura locale e ai mezzi di sussistenza delle famiglie. L’obiettivo non è soltanto rispondere alla mancanza immediata di cibo, ma anche aiutare le comunità a recuperare le proprie attività produttive e a ridurre la dipendenza dagli aiuti umanitari. A seconda del contesto, questi interventi possono comprendere la distribuzione di sementi e attrezzature agricole, il sostegno alle attività di allevamento, il recupero delle piccole imprese e la promozione di pratiche agricole sostenibili. Un’attenzione particolare viene dedicata all’adattamento ai cambiamenti climatici, per esempio attraverso il miglioramento della gestione dell’acqua, la diversificazione delle colture e l’introduzione di tecniche produttive più resistenti alla siccità. Questo approccio è collegato al concetto di resilienza, ovvero la capacità delle comunità di prepararsi, affrontare e superare situazioni di crisi. Rafforzare la resilienza significa aiutare le famiglie a mantenere o recuperare le proprie fonti di reddito, proteggere le risorse disponibili e garantire un accesso più stabile agli alimenti anche in presenza di difficoltà economiche o climatiche. Le attività della Federazione contribuiscono direttamente al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, in particolare dell’SDG 2, Fame Zero, attraverso il miglioramento della sicurezza alimentare e della nutrizione. Allo stesso tempo, gli interventi di prevenzione della malnutrizione sostengono l’SDG 3, Salute e Benessere, mentre i programmi dedicati all’accesso all’acqua potabile contribuiscono all’SDG 6, Acqua Pulita e Servizi Igienico-Sanitari. Il sostegno economico e alle attività produttive favorisce anche l’SDG 1, Sconfiggere la Povertà, mentre il coinvolgimento delle donne nei programmi comunitari può contribuire all’SDG 5, Parità di Genere. In conclusione, il contrasto alla fame e alla malnutrizione richiede un approccio integrato che non si limiti alla distribuzione di alimenti, ma affronti anche le cause strutturali dell’insicurezza alimentare.
Il lavoro dell’IFRC e delle Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa dimostra l’importanza di combinare assistenza immediata, educazione nutrizionale, prevenzione sanitaria, accesso all’acqua potabile e sostegno ai mezzi di sussistenza. Migliorare la nutrizione significa quindi non soltanto proteggere la salute delle persone più vulnerabili, ma anche rafforzare l’autonomia delle comunità e la loro capacità di affrontare crisi future. Si tratta di un impegno essenziale per ridurre le disuguaglianze, promuovere uno sviluppo sostenibile e avvicinarsi al raggiungimento dell’obiettivo Fame Zero previsto dall’Agenda 2030.

https://www.ifrc.org/press-release/yemen-global-food-insecurity-crisis-escalates-hope-shrinks-millions-already-suffering


https://cri.it/cosa-facciamo/cambiamenti-climatici/progetti-cambiamenti-climatici/ondate-di-calore-2024/


